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I miei LIBRI 

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"Ho sposato la vita"

Storia di una esistenza appassionata

ISBN: 979-1220061834

 

"... Analisi di un breve periodo della mia vita sulla storia di un Quartiere (Oltrarno: San Frediano e Santo Spirito) e di una città, Firenze . Il protagonista principale un uomo, Gianfranco Rolfi, che negli ultimi trentadue anni con i suoi insegnamenti ha cercato di cambiare la storia della sua "gente". Infatti... "

Nota su “Ho sposato la vita” di Leonardo Margarito

 

Ci è stato chiesto da un giovane amico da poco diciottenne di spendere qualche parola sul suo primo libro che ci porge. Restiamo perplessi di fronte all'immagine di copertina. Il suo volto è coperto da una striscia bianca sulla quale risalta il titolo “Ho sposato la vita”. Per nostra formazione il volto è sempre espressione di una identità che si pretende non debba mai nascondersi e, ricordandoci di quanto recentemente citato in una nostra recensione sul libro di Massimo Gramellini Prima che tu venga al mondo <<Tutti si chiedono da sempre se esiste una vita dopo la morte ma farebbero meglio a chiedersi se ne esiste una prima della morte>>, mentre il nostro sguardo si sposta sulle mani giunte in preghiera sotto gli occhi nascosti ci chiediamo a quale vita il giovane esordiente intenda riferirsi. Quando ci dice che il suo libro racconta la storia di Don Gianfranco Rolfi, il Priore della chiesa di S. Felice in Piazza, “un uomo che ha fatto dell'umiltà e della semplicità i suoi precetti di vita, le sue costanti” non siamo riusciti a tirarci indietro. L'introduzione sa avvincere con parole fresche, vivaci, sincere. L'autore confessa apertamente di voler comunicare “l'impronta della propria personalità” che gli deriva certo dai genitori ma che ha potuto sviluppare e consolidare soprattutto attraverso gli insegnamenti ricevuti dall'amico Gianfranco fin da quando era ancora piccolo e molte volte bisticciavano.  Il testo poggia chiaramente su una struttura di pensiero non astratto. Sappiamo che il giovane Margarito è già da anni coordinatore delle attività dell'oratorio S. Filippo Neri dove tra una iniziativa e l'altra prepara anche i ragazzi ai sacramenti cercando-a quel che ci è stato dato di vedere- di orientarli oltre sterili atteggiamenti fideistici che potrebbero impoverire la dottrina trasmessa. Percepiamo il carattere non razionale, intuitivo, di una espressione linguistica legata alla “esperienza” in un ritmo di scrittura che non si concede cali di tono. La narrazione sul protagonista tiene ben legati insieme cinque capitoli prima che i suoni diventino più descrittivi nella prima appendice su la storia della Chiesa di San Felice, o altamente poetici nella seconda che raccoglie le poesie edite e non del Priore. Nel primo capitolo ( ... ).

 

"... Dunque si rassegni il lettore a una narrazione incalzante che costringe a leggere il testo tutto d'un fiato come è successo a noi. La copertina che ci aveva disorientato ricordandoci il Savonarola è stata forse un eccesso di interpretazione. Nel libro la simbiosi temuta che può creare disordine nell'identità non c'è. L'agiografia è materia della quale non ci siamo mai occupati ma a conferma di quanto raccontato da questo giovane autore ci vien da pensare che il percorso di certi sacerdoti con vocazioni determinate e speciali, “servi inutili” come sta scritto, ovvero senza profitto, sia il più delle volte un cammino di solitudine. Solo alla chiusa del libro, quando ci vien da leggere con più attenzione il sottotitolo “ Storia di una esistenza appassionata” non possiamo fare a meno di ricordare un'altra nostra recensione apparsa nel lontano 2001 nel quarto numero della rivista di psichiatria “Il sogno della farfalla” sul libro del filosofo Sergio Moravia “L'esistenza ferita. Modi d'essere, sofferenze, terapie dell'uomo nell'inquietudine del mondo”. Andiamo a rileggere quanto da noi citato. Sostiene Moravia :<<La mia tesi è che momenti di solitudine risultano assolutamente indispensabili per un viaggio di indagine e scoperta all'interno del nostro Io>> Sottolineando che la scelta della solitudine può significare non il rifiuto della vita ma di certa vita, ci riconduce a Oblomov di Ivan Goncarov, ad Hans Kastorp de La montagna incantata di Mann, alla Recherce di Proust.<<Come mai -si chiede -forse tra solitudine e verità c'è un vincolo che, invisibile, ci trascende? Mi vado sempre più convincendo senza gioia che è così.>>

 

Ringraziamo Leonardo Margarito della sua sentita testimonianza e della opportunità di averci fatto ricordare nostri pensieri in assonanza. La scrittura, diversamente dalle preghiere a volte inconsapevolmente insincere, non riesce a nascondere mai il nostro vero volto ma lo disvela.
 

Giovanna Bruco

nata in Grecia, a Leros, da padre pugliese e madre croata.

Ha vissuto a lungo a New York e vi ha studiato psicologia sociale e clinica.

Vive a Firenze dove, laureatasi in Pedagogia, opera nel campo pedagogico relazionale.

Il suo primo romanzo, Assemblaggi imperfetti (Manni) è del 1997.

Tra i saggi, La zucca di Cenerentola. L’errore pedagogico (Manni), nel 2006 ha vinto il premio Onlus Belmoro.

Collabora a riviste scientifiche e letterarie.